MARINA ABRAMOVIC E IL SENSO DELL’ARTE

A partire da un’ intervista rilasciata lo scorso anno da Marina Abramovic in occasione di un evento e di una mostra al PAC di Milano, in cui, tra le altre cose, dichiarava che nei periodi di maggiore crisi ( economica ) l’ arte ( e non solo l’ arte ) riacquista il suo senso originario ed i suoi valori fondamentali ed essenziali…..al di là del suo aspetto prettamente commerciale….

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vorrei chiedermi e chiedere: Qual è il senso dell’arte oggi? Cosa significa fare arte oggi? E quali sono i valori che comunica?….

Qual è lo scopo del fare ed organizzare mostre ed eventi pagando talvolta fior di quattrini a galleristi, curatori e critici? Qual è il ritorno che si addita e si desidera?

Se l’arte, una mostra d’ arte per esempio, crea un mondo ed una dimensione nuova in cui lo spettatore o fruitore è invitato ad entrare e passeggiare, come in un paese ignoto ed in un paesaggio mai solcato prima, osservando oggetti e segni, forme e colori, alberi e piante elementari etc, cosa ha a che fare in questo caso quest’ arte con l’aspetto commerciale?….

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L ‘ artista mostra il suo lavoro, il frutto dei suoi sogni, delle sue visioni ed ossessioni al mero fine di condurre al sogno, nel suo intimo e personale mondo lo spettatore, oppure, il suo fine è vendere le sue opere come un qualsiasi artigiano che propone il frutto del suo lavoro?…..

I due aspetti, quello meramente artistico e quello commerciale, sono strettamente legati, oppure c’è un divario incolmabile tra loro?….

Questa è una contraddizione che ogni artista ad un certo punto del suo percorso, è costretto ad incontrare e a vivere….

A questo punto nasce spontanea la domanda: Quando è che l’ arte, un’ opera d’ arte diventa importante? Cosa significa dire quest’ opera è importante?

Sono le Case d’ Asta che STIMANO  un’ opera d’ arte?….

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Se un artista dovesse affermare: sono certo del valore del mio lavoro e delle mie opere, ma non avesse un riscontro a livello di Mercato dell’ Arte, cosa significherebbe?

Quindi, di conseguenza, si può affermare: è il Mercato dell’ Arte che attribuisce valore ed importanza ad un ‘ opera?….

Tempo fa un prete mio amico discutendo del fatto di guadagnare poco, anzi nulla con il lavoro di artista mi disse: l’ arte è il frutto della grazia…….In quel momento non replicai nulla, ma ora mi verrebbe da dire che anche i preti, nonostante tutto, sono stipendiati per ” propagandare ” il frutto della Grazia….Oppure no?

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Morale della Favola?….

Ora mi fumo una sigaretta…..Aaaahhh!

Aurevoir!

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8 risposte a MARINA ABRAMOVIC E IL SENSO DELL’ARTE

  1. davidebarbanera ha detto:

    La morale è sempre quella: fai merenda con Girella…..quella che compra papà!

  2. Tiziana Leopizzi ha detto:

    Mi sento in totale sintonia con il pensiero di Marina Abramovic. ARTOUR-O il MUST è un progetto che mette l’accento proprio sui luoghi che fanno arte, I nostri interlocutori sono sia istituzionali che privati come Fondazioni, Università, i Comuni stessi, e in tanti casi sono gli stessi luoghi della Committenza. Sarete i benvenuti all’imminente edizione fiorentina, che apre Il 7 marzo. quattro giorni di mostre incontri focus molto aperti e seguiti, e cene conviviali. Il filo conduttore l’arte contemporanea, all’interno di Villa la Vedetta, nel Parco ma anche nei palazzi storici in centro. ARTOUR-O è progetto diversomda quelli a cui siamo abituati, perchè è una piattaforma di progetti e quindi di comunicazione. Pensiamo già alla seconda usuale edizione annuale all’estero e speriamo di avervi con noi. Vi lascio il sito http://www.ellequadro.com Grazie e l’augurio di una bella giornata Tiziana Leopizzi e ARTOUR-O naturalmente

  3. clara ha detto:

    Ciao Davide, ho gradito molto la tua interrogazione, ti rispondo semplicemente come ha detto l’Abramovic: ” L ‘ artista mostra il suo lavoro” e quindi per mostrarlo ha quasi sempre bisogno di qualcuno che lo mostri (e quindi di uno spazio espositivo, nonchè di una galleria magari). Un attore per essere tale ha bisogno di almeno una persona che faccia da pubblico, un quadro che non viene presentato al pubblico non sarà mai un’opera d’arte. Il manifestarsi pubblicamente è il primo passo alla “consacrazione”, poi il consenso o il dissenso generano l’ascesa o la caduta.
    Per quanto riguarda il mercato dell’arte credo sia il secondo step; è il riconoscimento ufficiale, che poi sia un terreno esclusivo ai meritevoli, questo è opinabile.
    Alla domanda “il suo fine è vendere le sue opere come un qualsiasi artigiano che propone il frutto del suo lavoro?…..” lascio la risposta all’artista.
    La street art schiva le gallerie ma comunque si mostra e fino a quando qualcuno nn gli punta il dito per dire “bello” il disegno rimane un’imbrattatura sul muro.. c’è sempre qualcuno di altro che deve riconoscere la tua arte e la collettività (a volte anche sbagliando) è quel qualcuno.
    E’ il consenso del pubblico che genera il mercato ma è anche il mercato che condiziona il pubblico nella scelta.
    Mi spiego, dieci persone apprezzano un’opera, il mercato l’assorbe perchè è un oggetto che genera desiderio e consenso del pubblico. L’opera entra nel mercato e le dieci persone si sentono grate al mercato per aver condiviso questo loro gradimento. Il parere dei dieci è positivo nei confronti del mercato che li ha “avallati”. Il mercato propone un’opera nuova, i dieci che erano stati avallati dal mercato guardano quella nuova opera con interesse anche se nn è immediata la loro comprensione, questo perchè hanno fiducia in quel mercato che li ha appoggiati nella prima istanza.
    Secondo me è un po’ così che funzionano le cose, ci sono delle cose che ci piacciono ed altre che ci vengono indotte ad un senso di piacere.
    Quello che poi è piacere genera desiderio e, nell’epoca del business, viene monetizzato perchè cè sempre qualcuno che deve averlo!
    Ciao Davide, nn so se la risposta è in linea con la domanda o è solo una divagazione.
    Grazie

    • davidebarbanera ha detto:

      Grazie a te Clara. La tua risposta è sicuramente in sintonia con le domande proposte nell’articolo….Sicuramente, come ho risposto ad un’ altra ragazza su Facebook anche lei artista, a cui ho proposto di leggere l’articolo, è una questione molto complessa e tortuosa, ed è per questo che alla fine dell’articolo ho un pò troncato il discorso chiudendo con Au-revoir….Addentrarsi in certi ambiti ed in simili elucubrazioni forse fa perdere la vicinanza e la semplicità con cui credo si debba accostarsi al lavoro creativo, che deve restare, almeno per l’artista, GIOCO….Allo stesso tempo l’artista che desidera e si impegna perchè questo suo giocare divenga anche una maniera di vivere e di sostentarsi, cioè una vera professione, sicuramente va incontro a contraddizioni ed a situazioni di dubbio, anche perchè non è così automatica l’equazione creare-vendere-guadagnare, soprattutto di questi tempi…..Sono daccordo con te sul fatto che ” L’artista mostra il suo lavoro” e per questo ha bisogno di spazi espositivi come gallerie e spazi simili, nonostante ,in questo momento, io viva un pò una condizione di scetticismo….basata sul fatto che senza fondi, in questo settore, non si va da nessuna parte, per lo più si rimane a creare e a far progetti nel proprio studio e basta…..come dei coglioni….Comunque….
      Grazie ancora per il tuo commento. A presto,
      Davide

  4. davidebarbanera ha detto:

    La gallerista Cristina Madini della Galleria Rosso Cinabro di Roma a cui ho proposto la lettura di questo articolo, mi ha “invitato” a trovare quel fuoco sacro che guida i veri artisti…citando Picasso, De Chirico ed altri che lei ha personalmente conosciuto mi ha detto… .Una volta che avrai trovato questo fuoco sacro, mi ha risposto, tutti i tuoi dubbi scompariranno….Sarà vero?…..Rosy Menta, d’altra parte, responsabile del Circolo Culturale ExFabbricaDelleBambole di Milano, ha suggerito, nel gruppo da lei aperto su Linkedin: “Essere artisti oggi” rivolgendosi agli artisti, di avere pazienza, e di trovare, magari, un’occupazione, chiamiamola di sostegno, per non dipendere esclusivamente dal lavoro di artista…..
    Insomma….le voci sono tante, come del resto, le indicazioni……Io chiudo con questi versi di Robert Frost: ” ….due strade conducevano nel bosco….., Io scelsi quella meno battuta….e questo ha fatto tutta la differenza…..”
    Saluti.

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